Finalmente una notizia incoraggiante. Mentre la politica romana è completamente assorbita dal teatrino della riforma elettorale, gli industriali di Pordenone rompono gli indugi e mettono sul piatto una proposta-shock per il loro territorio: creare una “zona manifatturiera e salariale speciale” per combattere la delocalizzazione delle imprese in crisi ed attrarre nuovi investimenti industriali.

La proposta viene dall’Unione Industriali pordenonese attraverso il presidente Paolo Candotti, ed è stata messa a punto da un pool di esperti tra i quali l’ex ministro del lavoro Tiziano Treu e l’ex presidente della regione Riccardo Illy. Il succo della proposta è semplice: ridurre del 20% il costo del lavoro per unità di prodotto (10% per le PMI) chiedendo alcuni sacrifici ai lavoratori per un certo periodo ed offrendo, in contropartita, la garanzia del mantenimento del posto di lavoro per lo stesso periodo. L’obiettivo verrebbe conseguito attraverso un accordo tra i sindacati e le imprese del territorio, limitatamente però a quelle in crisi strutturale ed alle nuove iniziative.

Una aspetto mi pare molto interessante: il risparmio sui costi non si otterrebbe tagliando il salario del 20%, ma con un mix di altre misure tra cui le principali sono:

  • rinuncia a premi di risultato, scatti automatici ed altre indennità fisse negoziate in passato
  • assorbimento dei superminimi per i futuri aumenti nazionali (esclusi quelli per merito)
  • revisione degli orari di lavoro: pause, riposi, festività (il santo patrono ed il 2 giugno verrebbero accorpati alla domenica)
  •  sospensione del beneficio della cassa integrazione a chi rifiuta una nuova opportunità, ivi incluso un contratto a tempo determinato.

A parziale compensazione di questi sacrifici economici e di vita, oltre alle garanzie occupazionali, sono previste integrazioni sul fronte del welfare con aiuti per sanità integrativa, buoni scuola, buoni spesa, asili nido ed assistenza agli anziani.

Certamente ci sarà da discutere, i dettagli potranno essere perfezionati. Ma lo spirito mi sembra assolutamente quello giusto: uscire dalla logica fallimentare dei “tavoli nazionali di trattativa”, che non portano da nessuna parte, e trovare soluzioni concrete tagliate su misura nei singoli territori. Pordenone spera così di arginare l’ondata di delocalizzazioni che l’ha colpita, ed in particolare di evitare che gli svedesi di Electrolux facciano le valigie per la Polonia. Obiettivo assolutamente vitale per quella che una volta veniva considerata la “Manchester d’Italia”.