TSIPRAS-VAROUFAKISDi una cosa bisogna dare atto alla Grecia: un Paese con una popolazione pari al 3% ed un Pil pari al 2% dell’intera eurozona, quindi irrilevante dal punto di vista economico, è riuscito a  mettere in fibrillazione la finanza mondiale. Ma in concreto, che cosa hanno ottenuto gli “scamiciati” di Atene nella loro velleitaria spedizione a Bruxelles? Le ambizioni della vigilia erano altisonanti, in linea con le promesse che hanno consentito a Syriza di vincere le elezioni: ottenere la riassunzione degli statali licenziati, abolizione della tassa sulla prima casa, incremento della spesa sociale, sconti sull’energia elettrica per le famiglie piu’ povere, blocco delle privatizzazioni. Risultato? Nullo o quasi. Bruxelles ha ribadito in modo perentorio che tutte le misure di spesa che il governo avesse intenzione di adottare e con possibili ripercussioni sul deficit, dovranno preventivamente essere autorizzate. Un aspetto ha molto colpito: le proposte greche sono state respinte non solamente dalla Germania come era prevedibile, ma anche e soprattutto dalla Spagna, dal Portogallo, dall’Irlanda, da quei paesi insomma che hanno accettato, pagato e patito il programma di riforme della Troika.

Unica concessione al “duo sfacciataggine”, forse anche per salvare l’immagine: l’avanzo primario cioè la differenza tra entrate ed uscite al netto degli interessi sul debito non sarà più vincolato al 4,5% annuo, ma una piccola parte di questo potrà essere destinato alle famiglie indigenti che quotidianamente sono ospiti delle mense pubbliche. Ed infine un contentino quasi formale: i controlli e le verifiche sull’economia non saranno più intestati all’odiata Troika, ma gli stessi tecnici spulceranno i conti in nome delle “istituzioni” nazionali. A questo proposito, circola un detto sulle vignette umoristiche qui in Grecia: si e’ ribattezzato il pesce in carne. Alla luce di questi brillanti risultati, i reduci della campagna d’Europa (mi ricorda qualcosa, purtroppo) dovranno faticare non poco a placare gli animi della minoranza interna di Syriza accreditando a loro discolpa la solita tesi del complotto del governo precedente e della congiura internazionale, buona per ogni stagione.

La realtà è una sola: Tsipras ha i soldi contati soltanto fino a giugno, quando per pagare i 6,7 miliardi di debiti in scadenza avrà bisogno di un terzo programma di aiuti. Senza l’accordo favorito in extremis dal francese  Sapin e dal nostro Pier Carlo Padoan, le banche a secco di liquidità avrebbero già “chiuso” i bancomat. Così ingessata la Grecia reggerà per altri quattro mesi poi dovrà decidere una volta e per sempre se accettare l’assistenza, ossia il terzo memorandum, ed abbandonare l’assistenzialismo oppure uscire dall’euro in maniera sperabilmente ordinata. Cosa accadrà nessuno può dirlo, lo scopriremo solo vivendo.