jobs 1Eppur si muove: da lunedi 9 marzo il Jobs Act è entrato in vigore, almeno in parte. Sono stati pubblicati in Gazzetta ufficiale i primi due decreti che inaugurano la legge sul lavoro voluta con tutte le forze da Renzi e dal ministro del lavoro Poletti.  Quali sono le novità principali in estrema sintesi?

1. Contratto a tutele crescenti.  E’ certamente la novità più importante: con questo nuovo schema contrattuale viene sancito il superamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. In sostanza, per i neoassunti con questa nuova forma contrattuale, il reintegro è previsto solo nei casi di licenziamento nullo e discriminatorio oppure nel caso di licenziamento per motivi disciplinari qualora il giudice stabilisca che il fatto contestato non sussiste. Negli altri casi di licenziamento individuale, invece, è previsto soltanto un indennizzo economico, crescente con l’anzianità di servizio (2 mensilità per ogni anno di servizio con un minimo di 4 e un massimo di 24 mensilità). Per le piccole imprese, invece, permangono le regole attuali. Altro aspetto interessante per le aziende: le nuove assunzioni a tempo indeterminato godono di un significativo sgravio contributivo triennale, marcando così una oggettiva convenienza rispetto al contratto a tempo determinato.

2. Licenziamenti collettivi. Il sistema dell’indennizzo economico viene applicato anche nel caso di licenziamenti collettivi qualora si verificasse la violazione delle procedure e dei criteri di scelta dei lavoratori da licenziare. Anche in questo caso permangono gli stessi limiti minimi e massimi per quanto riguarda le mensilità.

3. Nuovo sistema di ammortizzatori sociali. Dal 1 maggio arriva la Naspi  (nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego) andando a sostituire Aspi e mini-Aspi. Il sussidio viene erogato ai lavoratori che perdono il lavoro ed hanno alle spalle almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni. La durata massima dell’erogazione del sussidio sale a 24 mesi per 2015 e 2016, 6 mesi in più rispetto alla durata dell’Aspi e della mini Aspi. Il sussidio è commisurato alla retribuzione e non può in ogni caso superare i 1.300 euro mensili. Il lavoratore che vorrà usufruire della Naspi, inoltre, dovrà partecipare a iniziative di attivazione professionale e di riqualificazione professionale pena la mancata erogazione del sussidio.

4. Dis-coll. In attesa dell’entrata in vigore totale della riforma, che prevede l’abolizione di determinate fattispecie contrattuali, nel 2015 troverà applicazione in via sperimentale il Dis-coll, l’ammortizzatore sociale ideato per i co.co.co e i collaboratori a progetto che perderanno il lavoro. Le condizioni per poter richiedere il sussidio sono l’avere tre mesi di occupazione alle spalle nel periodo che va dal 1° gennaio dell’anno precedente la disoccupazione e la partecipazione, anche in questo caso, a iniziative di attivazione professionale e di riqualificazione. La durata dell’erogazione del sussidio è di un massimo di 6 mesi.

Che giudizio dare di questi provvedimenti? Vediamola dai due punti di vista. Mettendomi nei panni dell’imprenditore, mi pare che ci siano alcuni passi avanti: la possibilità di stipulare contratti un po’ meno “ferrei” rispetto al passato (dal punto di vista della possibilità di “uscire” dal vincolo contrattuale) potrebbe certamente indurre a qualche assunzione in più, in un periodo di scarsissime certezze sull’andamento dei mercati come è quello che stiamo vivendo. D’altronde, e lo stiamo già verificando, i tre anni di decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato sono certamente un bocconcino appetibile…. anzi, forse sarebbe stato meglio creare un meccanismo di convenienza stabile rispetto ai contratti a termine. Dal punto di vista dei lavoratori, questa nuova tipologia contrattuale è certamente molto migliorativa rispetto ai contrattini a termine e precari che hanno rappresentato la pressoché unica offerta degli ultimi anni. Ma il punto è: davvero riusciremo a “canalizzare” il precariato verso questi nuovi contratti? O le imprese continueranno a farne ampio uso (e a volte abuso…)? Da questo punto di vista, l’abolizione dei co.co.co e co.co.pro è senz’altro una mossa coerente, ma si sa… un certo tipo di fantasia non ha limiti, soprattutto nel nostro bel Paese. Il dubbio è lecito, il dibattito è aperto