Se Facebook fosse un continente, sarebbe più popolato dell’Australia! Già questo potrebbe essere fonte di riflessione, ma ancora di più lo sono le conseguenze di questo fenomeno di massa: le tradizionali modalità di relazione sociale rischiano di essere modificate, addirittura stravolte. In meglio o in peggio? La risposta non è banale né scontata, e forse non può essere data in senso assoluto. Proviamo ad analizzare insieme alcuni aspetti.

Velocità di comunicazione. La prima volta che si è assistito ad un’accelerazione della velocità di comunicazione è stato certamente con l’avvento dei media classici (stampa, radio e tv) e ora sta avvenendo con i new media (telefonini e internet). Prima del web questa avveniva su archi di tempo piuttosto lunghi, ora avviene con sempre maggiore rapidità; la rete ha materializzato un mondo praticamente sconfinato e la velocità degli strumenti di comunicazione ne garantisce l’accesso istantaneo, anche in mobilità.

Tutto e subito. La mission di FB, dalle parole del suo fondatore, è quella di essere “all your stories, all your life”, uno spazio dove si può caricare e scaricare di tutto. Soprattutto le foto, che sono la principale attrattiva dei social network: le immagini possono essere condivise con milioni di persone, anche lontane e sconosciute alla velocità di un click. L’accesso è immediato soprattutto da quando si sono diffusi gli smartphone, già prefigurati per le attività social. Comunicare un messaggio, esprimere un pensiero, postare una foto è solo questione di qualche rapido passaggio delle dita sulla tastiera. Questo comporta però una minore riflessione sulle operazioni che si compiono, aspetto da non sottovalutare.

Irresistibile. E’ costante ed irresistibile la voglia di testimoniare in tempo reale che “ci sono, ci siamo”. Spesso questa impellenza viene orientata a scopi “leggeri” ma a volte anche a obiettivi più profondi ed importanti come ad esempio le mobilitazioni politiche o le proteste civili, che grazie ai social network possono essere diffuse ad una velocità altrimenti impensabile.

Multitasking e multisocial. Il vecchio concetto di “zapping”, inteso come  possibilità di fare slalom fra più canali e programmi, sul web è diventato la regola: è consuetudine avere sempre numerose finestre/conversazioni aperte. Da questo punto di vista, è inevitabile che attenzione, precisione e concentrazione siano “stati mentali” sottoposti al costante “logorio del web”. Inoltre si moltiplicano le caselle email e gli account di una stessa persona: a molti un social non basta più, devono essere multisocial!

Amicizie e sentimenti. Da un certo punto di vista, FB ha trasformato l’amicizia in una pratica collezionistica, se è vero che ogni utente ha una media di 350 amici, contro i pochi amici veri che ciascuno di noi può avere nella realtà. Questo potrebbe contribuire in prospettiva allo sgretolamento dei punti di riferimento tradizionali? E’ certamente un tema su cui riflettere. Da un altro punto di vista, FB offre il vantaggio di essere anche il luogo per eccellenza dove le persone posso ritrovarsi, magari dopo tanti anni, e mostrare “come eravamo” a confronto con il “come siamo”, in una sorta di macchina del tempo virtuale. Con tutto il vortice di delusioni e grandi sorprese che ne deriva.

Grande Fratello. Discutibile è la frenesia con cui molti caricano e scaricano immagini proprie e altrui, taggano, postano e condividono foto, pensieri, passioni. In un certo senso, siamo dentro un vero e proprio Grande Fratello digitale, con tanto di confessionale.

In conclusione, che giudizio possiamo dare circa l’impatto di facebook sulle relazioni sociali? Da quanto abbiamo detto, non vi è dubbio che i social network siano un’opportunità straordinaria sotto molti profili: comunicazione, aggregazione, diffusione di conoscenza. Ma le insidie non mancano: superficialità e banalizzazione, incursioni indesiderate nella privacy, stress psicologico. E allora che fare? L’idea centrale potrebbe essere questa: l’utente non dovrebbe mai dimenticare di materializzare dal vivo le relazioni coltivate sul web, per trasformarle in qualcosa di veramente costruttivo. E le nuove generazioni dovrebbero essere seriamente educate all’uso del web, e più in generale dei new media. Perché la tecnologia in sè non è né buona né cattiva, fintanto che resta un mezzo a servizio dell’utente; e che l’utente non diventa schiavo della tecnologia.