L’espressione “l’erba del vicino è sempre più verde” non sempre è infondata. Voglio condividere con gli amici di Labeconomy due recenti notizie che mi hanno fatto riflettere:

1.       La Svizzera contro i super stipendi: stimolati da un deputato e piccolo imprenditore, gli svizzeri si sono espressi con referendum sull’opportunità di ricondurre ad equità i compensi d’oro dei manager delle aziende quotate in borsa. Ebbene, il 68% della popolazione ha voluto porre un limite alle esorbitanti cifre di questi stipendi stabilendo dei seri tetti di riferimento.

2.       La sfida fiscale nel mondo: per contrastare una crisi senza precedenti, diversi Paesi hanno tagliato e taglieranno a breve le tasse sulle imprese, come misura per rilanciare economia e occupazione. Così il Regno Unito, che porterà le aliquote al 20% entro il 2015 e la Finlandia che le ridurrà di 4,5 punti. La Svezia è già intervenuta abbassando dal 26,3% al 22% la corporate tax. Dall’altra parte dell’oceano il Brasile, la sesta potenza economica , farà la stessa scelta per aumentare l’export e favorire le società locali.

Dopo aver letto queste notizie viene spontaneo chiedersi: “ E l’Italia? E noi?”.
Sugli stipendi dei parlamentari, delle alte cariche istituzionali, dei manager pubblici le abbiamo sentite tutte; abbiamo persino visto gettare la spugna alla Commissione ad hoc affidata all’Istat per determinare i criteri con cui allineare le retribuzioni dei politici italiani a quelle Europee perché (udite udite): “non è stato possibile acquisire tutti i dati necessari, né dati con la precisione richiesta, né comunque dati ragionevolmente affidabili sotto il profilo statistico”.
Sulla pressione fiscale, di “riduzione” se ne parla solo in campagna elettorale: oggi con una tassazione al 45% ed un total tax rate al 68% siamo il Paese più schiacciato dalle imposte. Tra la nuova Tares, il possibile aumento dell’IVA al 22%, i trend di crescita di Imu ed Irpef di Comuni e Regioni, il 2013 per i contribuenti si preannuncia disastroso.

In attesa di un Governo, e soprattutto di un  futuro di cambiamenti, non ci  resta che guardare  l’erba del vicino…