disperazione«Non ce la faccio più». Proprio così si accomiatava dal mondo. Da un mondo che gli aveva prima dato la speranza, quella di riuscire in una sfida imprenditoriale che garantisse una vita dignitosa a sé e alla famiglia e un futuro ai propri collaboratori. L’imprenditore è colui che crede in un progetto, crede in una idea, la persegue fino all’estremo,  nella convinzione che sia quella giusta. La determinazione è insita nel suo animo. E quando tutto si sfilaccia e gli eventi esterni sembrano insormontabili , non più gestibili, l’energia profusa diventa inesorabile sconforto che svuota l’animo. Chi sono i nemici: i concorrenti, le banche, i clienti … si anche loro. Quando si anticipano le spese per una commessa, avendo in mente il ritorno economico, rischiando certamente, basandosi  unicamente sulle proprie forze economiche, dati i costi a volte proibitivi del credito bancario, e poi scoprire che il tuo cliente ritarda i pagamenti, accampa scuse pretestuose, non si fa trovare, tutto ciò porta a rabbia e poi a sconforto.  Sembra di essere da soli, senza nessun aiuto, a combattere contro i mulini a vento.
Vi sono aziende che fanno della gestione del circolante il loro cavallo di battaglia: in poche parole, allungare i pagamenti e accorciare gli incassi. Ma solo le grandi aziende possono farlo, a scapito di quelle minori. Lui, Giovanni Schiavon, era un sub appaltatore nel campo edile e aveva crediti non saldati dalle aziende per cui aveva lavorato .  Come poteva garantire uno stipendio a chi lavorava con lui, che credeva in lui e faceva affidamento alle sue capacità imprenditoriali.  Mancavano quei crediti (si dice di circa 200 mila Euro) e si poteva ricominciare ad avere un poco di fiducia ancora.
Le imprese italiane allungano sempre di più i tempi di pagamento. Per le imprese artigiane  (Osservatorio Ispo-Confartigianato) si tratta di incassare a 140 giorni, che arrivano fino a 160 giorni nel caso di imprese edili. E la pubblica amministrazione non aiuta, sebbene vi siano differenze tra le diverse regioni. Secondo un rapporto dell’ufficio studi della Cgia di Mestre (http://www.cgiamestre.com/2011/09/tempi-e-ritardi-medi-di-pagamento-un-confronto-europeo/) la P.A. paga fino a 180 giorni. Improponibile quando si considera che in altri Paesi europei si è cercato di ridurli, per dare propellente all’esausta economia.
«Vista la situazione in Italia – dichiara il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi – è necessario che il nuovo governo recepisca quanto prima la direttiva europea che stabilisce i tempi massimi dei pagamenti fra i privati, e fra i privati e la pubblica amministrazione. Nel primo caso le fatture dovranno essere pagate a 60 giorni, nel secondo caso a 30. Solo nei confronti della Sanità italiana – prosegue Bortolussi – le imprese vantano crediti per circa 33 miliardi di euro. Complessivamente, nei confronti della pubblica amministrazione le aziende private devono ancora riscuotere una somma che si aggira tra i 60 e i 70 miliardi di euro. Una situazione che non ha eguali in Europa» (fonte: la Stampa.it).
E cosa si propone?  Bot e Btp per pagare la montagna di debiti arretrati dello Stato nei confronti delle aziende. Si paga debito con altro debito, ma di contante non se ne vede.